Biji berxwedana!

A Nusaybin le forze dello stato hanno arrestato e torturato la popolazione; anche il musicista Erkan Benli della band Koma Sê Bira è stato torturato in carcere: dopo averlo costretto a cantare l’inno nazionalista “Ölürüm Türkiyem” (“Morirò per te mia Turchia”), i poliziotti gli ha spezzato le dita, perché non possa mai più suonare. Ma mentre le forze criminali del governo turco proseguono nei massacri intrisi di sadismo, la resistenza non si ferma e, anzi, si potenzia.

Bese Hozat, copresidente del Koma Besê-Hozat-evid-600x250Civakên Kurdistan (KCK), il gruppo delle comunità del Kurdistan, ha rilasciato un’intervista – che vi invitiamo a leggere – in cui tratta anche del ruolo dei paesi occidentali nel genocidio del popolo kurdo.

hpcjin-599x275In Rojava, fra la popolazione civile, sono nate le Forze di Autodifesa delle Donne (HPC-JIN): “La gente pensava che la protezione delle nostre terre fosse una cosa da uomini, ma abbiamo cambiato questa percezione fondando le HPC-JIN”, ha dichiarato la responsabile delle HPC-JIN di Dirbêsîyê, Henîfe Ehmed, spiegando che le HPC-JIN combattono contro la violenza, le molestie e gli stupri.Al contempo le componenti dell’Iniziativa delle Giovani Donne Rivoluzionarie hanno dichiarato, tramite una loro attivista, Tirde Avesta, “Organizzeremo la nostra autodifesa nello spirito della resistenza delle donne kurde. Non tollereremo gli stupri dovuti alla mentalità maschile, gli neghiamo qualsiasi legittimità e lo metteremo in pratica. Chiunque maltratti noi donne, che sia per strada, in casa, sul posto di lavoro, a scuola o in qualsiasi luogo, avrà una risposta chiara. Noi, l’Iniziativa delle Giovani Donne Rivoluzionarie saremo ovunque. Non perdoneremo nessun uomo che usi violenza ai nostri bambini e alle donne, li picchi o abusi di loro. Tutte le giovani donne devono scendere in strada e dire un chiaro ‘No’ contro le molestie e gli stupri. La lotta è iniziata con il movimento delle donne kurde e proseguirà con la guida dell’Iniziativa delle Giovani Donne Rivoluzionarie”.

Nel processo di liberazione di Manbij, nella regione a ovest dell’Eufrate dal 2014 sotto il controllo di Daesh che vi ha ucciso circa 2mila persone, il Concilio militare di Manbij ha liberato il monte Um Seçer, dove venivano tenute in una sorta di ‘bordelli coatti’ ragazze e donne rapite dai fondamentalisti di Daesh/ISIS.

Segnaliamo Soprattutto una rivoluzionaria – iniziativa organizzata per il 9 giugno a Roma dalle Cagne sciolte, che sarà anche l’occasione per discutere concretamente sugli gli spunti che le compagne kurde ci hanno dato in questi anni a proposito di pratiche, solidarietà, resistenza collettiva e lotta femminista, ma anche del nostro posizionamento nel mondo e dei nostri privilegi.

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