Segnalazione: Revolution in Rojava

9780745336596Michael Knapp, Anja Flach and Ercan Ayboga: Revolution in Rojava – Democratic Autonomy and Women’s Liberation in the Middle East
Translated by Janet Biehl
Distributed for Pluto Press
Qui
la sinossi e la breve recensione di Dilar Dirik

 

Alle nostre lettrici e ai lettori

ceatmydwwaazq2z Per oltre un anno questo blog si è impegnato nel dare informazioni quanto più aggiornate, approfondite e corrette sul Kurdistan, in particolare da un punto di vista femminista e di genere. Tale lavoro richiede molto tempo e in questa fase non abbiamo forze sufficienti per continuare in questa direzione.

Non vogliamo, però, interrompere il nostro impegno. E così abbiamo deciso di continuare pubblicando testi ed interventi che ci sembrano particolarmente interessanti, anche traducendoli da altre lingue.
Quindi, come già sta avvenendo da alcuni mesi, qui non troverete più aggiornamenti ma testi di approfondimento. A questo proposito vi segnaliamo l’intervista con uno dei dieci indagati per l’irruzione alla Turkish Airlines, sulla battaglia contro le misure giudiziarie imposte dalla Procura di Torino.

Chi è iscritta/o alla newsletter riceverà per email la segnalazione di ogni nuovo scritto pubblicato; chi non fosse ancora iscritta/o può farlo inviando una mail a dakobaneanoi@gmail.com

Per quanto riguarda gli aggiornamenti, rimandiamo direttamente ai siti/blog/ecc. che per noi sono stati preziose fonti di informazione: Continue reading

Due importanti segnalazioni

Sabato 24 settembre si terrà a Roma una manifestazione nazionale a sostegno della lotta del popolo kurdo e per la liberazione di Ocalan. Leggi l’appello e la lettera delle donne di ReteKurdistan.
Nel sito di ReteKurdistan si trovano tutte le informazioni sui pullman per partecipare alla mobilitazione.

Segnaliamo anche la pubblicazione di Gineologia – La scienza delle donne. Le copie vanno richieste direttamente a UIKI onlus.

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Il macellaio Erdogan, i suoi complici e l’alternativa kurda

CrHYIoRWgAAmc57 Per chi volesse capire meglio cosa stia dietro l’invasione turca del Rojava – con il suo corollario di bombe a grappolo sui villaggi e spari contro la popolazione di Kobane che protesta al confine – , la complicità di Barzani e i silenzio dell’Occidente, proponiamo, qui in fondo, la traduzione dell’articolo Non più la Questione Kurda, ma l’Alternativa Kurda di Hawzhin Azeez, pubblicato su Kurdish Question (ringraziamo N. per la traduzione).

Ricordiamo anche che oggi si terrà l’udienza di riesame per le misure cautelari inflitte a compagne/i dopo l’azione alla Turkish Airlines dell’anno scorso a Torino, e che ieri a Roma è stata occupata la sede della Turkish Airlines, in solidarietà con compagne/i di Torino e con la lotta anticoloniale del popolo kurdo. Continue reading

3 agosto 2014 – 3 agosto 2016

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Ricorre oggi il secondo anniversario del massacro di Shengal.
Un’ottima rassegna delle varie iniziative e degli articoli si trova su ÊzîdîPress.

Segnaliamo un articolo di Firat News su come le Unità di resistenza maschili e femminili di Shengal abbiano celebrato l’anniversario.

Consigliamo anche di leggere le dichiarazioni dell’organizzazione di donne Kongreya Star di Kobane.

Schermata 2016-08-03 a 16.34.33E a proposito di donne resistenti, segnaliamo la nascita di Parastina-Jin, per l’autodifesa delle donne in Rojava.

Verso il 3 agosto

770x500cc-mnb-30-07-16-kadinlar-carsaf-yakma-mansetA Mabij continuano, da giorni, i combattimenti contro Daesh, e intanto le donne dei quartieri liberati dai combattenti bruciano i burqa che erano stati loro imposti dai fondamentalisti.

In Turchia, invece, le associazioni femministe e le organizzazioni di donne denunciano il moltiplicarsi di abusi sessuali e minacce con le piazze piene di sostenitori dell’Akp e squadre punitive alla caccia di traditori. Il maschilismo di cui è impregnata l’ideologia del partito di Erdogan trova uno specchio nei suoi sostenitori, non ci sorprende.

CmDE1-PWgAALLh-Mentre ancora una volta la Turchia rifiuta di consegnare ai familiari il corpo di una giovanissima combattente kurda – Eylem Ataş, nome di battaglia Cemre Heval – caduta in Siria nella lotta contro ISIS, si moltiplicano le testimonianze delle donne yezide sull’occupazione di Shengal/Sinjar, il genocidio degli yezidi e i rapimenti da parte di ISIS/Daesh il 3 agosto del 2014.

Vi invitiamo a leggere le testimonianze raccolte in questo articolo, che non solo ribadiscono le ben note atrocità dei fondamentalisti, ma anche le difficoltà che hanno incontrato le ragazze yezide che sono riuscite a fuggire dalle mani dei loro stupratori e sfruttatori. Una volta fuggite, infatti, sono spesso diventate occasione di guadagno per chi, ospitandole durante la fuga, ne ha poi chiesto il riscatto ai loro familiari. Continue reading

‘Colpo dello Stato’ in Turchia e repressione in Italia

Cnk_NzUXEAAvU_B Più volte in questo blog abbiamo riportato comunicati del movimento kurdo che denunciavano la preparazione di un imminente colpo di stato da parte di Erdogan e dell’AKP. Ed eccolo, oggi, davanti agli occhi di un intero mondo – che, però, continua a vedere solo quello che gli fa comodo. Tutto ciò malgrado la feroce repressione scatenata da Erdogan, e malgrado gli slogan fondamentalisti e le minacce contro le donne non velate riecheggino tetramente, ormai da giorni, in tutta la Turchia, confermando ulteriormente il legame AKP-ISIS.

Fra gli articoli pubblicati dai media italiani in questi giorni sulla situazione in Turchia, si contano sulle dita di una mano quelli degni di essere letti. Vi segnaliamo i ‘tentativi di analisi‘ raccolti da UIKI e un articolo di Manlio Dinucci. Consigliamo anche la lettura dell’analisi a cura del Congresso Nazionale del Kurdistan e dell’articolo di JINHA che spiega come lo ‘stato di emergenza’ sia imposto da più di trent’anni in Kurdistan.

Qui di seguito riportiamo un comunicato a proposito dell’azione repressiva che, in Italia, mira a colpire compagne e compagni solidali con la lotta del popolo kurdo. A loro va tutta la nostra solidarietà!

Alle sei di questa mattina, 21 luglio 2016, decine di poliziotti della Questura di Torino sono piombati nelle case di una decina di compagni/e piemontesi per notificare l’ennesima ordinanza di misure cautelari disposta dal GIP Silvia G. Carosio su richiesta del PM Antonio Rinaudo. Le misure notificate impongono a tutti/e l’obbligo di firma quotidiana, due volte al giorno.
I compagni/e sono indagati per diversi reati (resistenza, violenza privata, violazione di domicilio…) commessi il 25 settembre 2015 all’aeroporto di Caselle (To) quando un gruppo di solidali aveva fatto irruzione negli uffici della Turkish Airlines, la compagnia di bandiera turca, occupandolo per leggere un comunicato di condanna della politica turca e di sostegno alla resistenza in Kurdistan, poi pubblicato sul web (vedi sotto il testo e il link al video). Il gruppo aveva poi improvvisato un corteo nell’aeroporto con slogan e striscioni contro il terrorismo di Erdogan.
Mentre in Turchia dilagano purghe e repressione, in Italia si cerca di zittire chi da tempo denuncia il terrorismo di Stato in Turchia, con un tempismo di cui dovrebbero vergognarsi, non conoscessimo la faccia da culo di Rinaudo e soci.
Da parte nostra, ci riserviamo di elaborare collettivamente le forme che più riterremo adeguate non soltanto per continuare a esprimere il sostegno alla resistenza del PKK e alla lotta rivoluzionaria in Kurdistan, ma anche per contrastare questo ennesimo maldestro tentativo di soffocare le lotte attraverso misure di polizia. A presto.

Link video (sub. English)

Aggiornamenti:
22 luglio, Comunicato delle compagne e dei compagni
1 agosto, Resistenza oltremisura – intervista a RadioCane
2 agosto, Un altro passo della resistenza oltremisura
4 agosto, Io sto con chi resiste

“Ciò che dobbiamo fare è creare politiche autonome ed autosufficienti”…

Così Dilar Dirik commenta, nella sua pagina fb, il tentativo di colpo di stato della scorsa notte in Turchia:

I sostenitori dell’AKP hanno linciato un soldato golpista a Istanbul e l’hanno decapitato! Quanto velocemente – nel giro di un’ora –  questi “eroi nazionali” che uccidono i curdi sono diventati traditori e nemici!
Non posso credere di esser nata in questo paese. La disgustosa mentalità di ISIS, combinata con l’ideologia fascista dello stato-nazione, ha trasformato le persone in maniaci brutali. Erdogan ha già annunciato un aumento dell’autoritarismo e verranno tempi ancora più oscuri.
Nessuno dovrebbe essere felice per i tentativi di colpo di stato, in quanto i colpi di stato militari hanno una lunga storia in Turchia e non hanno portato nulla, se non esecuzioni extragiudiziali, torture nelle carceri, massacri e censura. Allo stesso modo, nessuno dovrebbe aspettarsi che chiunque sia “dalla parte di Erdogan” per questo periodo. Questo dogmatico pensiero fatalista dualistico ha lasciato il mondo intero in uno stato di disperazione: Trump o Hilary, Sisi o Morsi, Assad o ISIS! Queste non sono scelte. Sono tutti assassini. E le persone che vogliono un cambiamento radicale non possono aspettare momenti fascisti, come i colpi di stato, per rovesciare un governo, perché questo tipo di momenti non avviene sulle nostre premesse. Non possiamo lasciare i nostri programmi e piani di azione all’orologio dei fascisti e di geopolitiche che non siano in mano nostra. Ciò che dobbiamo fare è creare politiche autonome ed autosufficienti, creare la nostra autodifesa e condurre una lotta fondata su principi. Questo è ciò che facciamo in Rojava, questo è quello che faremo in Bakur (il Kurdistan turco occupato). Non importa come, la libertà vincerà. In questo senso, come al solito, la resistenza continua!

Altrove, qualcuno scrive: Chissà ora che ci racconteranno i media davanti alla repressione e la conseguente mattanza (finora 200 morti) che si prospetta in Turchia e che certamente colpirà anche la popolazione che era scesa in piazza a festeggiare, incautamente, la fine di Erdogan.

Qui potete leggere la dichiarazione del KCK.

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Nei giorni scorsi il Consiglio delle donne yezide di Shengal/Sinjar ha lanciato un Appello per una Giornata internazionale d’azione contro il femminicidio delle donne yezide, nella ricorrenza del secondo anniversario della campagna militare di ISIS contro il popolo yezida a Sinjar, il 3 Agosto 2016.

Sul genocidio del suo popolo, si leggano le dichiarazioni della ventunenne yezida Nadia Murad, sopravvissuta alle atrocità dei fondamentlisti di ISIS/Daesh.

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Con la resistenza del popolo kurdo contro l’Isis e contro Erdogan!

BOYCOTTURCHIA

 

 

 

 

 

 

 

Dal sito di UIKI

BOYCOTT TURKEY!
Dal 25 Giugno al 16 Luglio parte in Italia una mobilitazione nazionale contro la guerra in corso in Turchia e le violenze verso il popolo Curdo.
Dal mese di Luglio dello scorso anno, il governo Turco ha dichiarato una nuova guerra al popolo curdo, interrompendo i negoziati con il presidente Abdullah Öcalan, detenuto in totale isolamento nell’isola carcere di Imrali e aprendo una campagna militare e politica dentro i suoi confini.
La campagna in corso del governo Erdogan ha portato nel corso dell’ultimo anno alla distruzione di decine di città curde e all’imposizione del coprifuoco permanente. Interi quartieri delle grandi città di Diyarbakir, Sirnak, Cizre, e innumerevoli villaggi sono stati rasi al suolo, in un operazione militare che ha colpito innanzitutto civili, donne, anziani, bambini, bruciati vivi all’interno delle loro case. La campagna militare non ha risparmiato neanche i vicini confini della Turchia colpendo i villaggi del Kurdistan del Sud in Iraq con bombardamenti a tappeto e con le operazioni in corso sul confine siriano che accumulano vittime tra i profughi.
Accanto alla campagna militare, una campagna politica ha portato in carcere in questi mesi migliaia di persone: dagli intellettuali e docenti universitari impegnati per la pace, ai giornalisti non filo governativi, agli amministratori locali delle municipalità curde. Ogni manifestazione di dissenso è ancora oggi sotto attacco. Continue reading

Biji berxwedana!

A Nusaybin le forze dello stato hanno arrestato e torturato la popolazione; anche il musicista Erkan Benli della band Koma Sê Bira è stato torturato in carcere: dopo averlo costretto a cantare l’inno nazionalista “Ölürüm Türkiyem” (“Morirò per te mia Turchia”), i poliziotti gli ha spezzato le dita, perché non possa mai più suonare. Ma mentre le forze criminali del governo turco proseguono nei massacri intrisi di sadismo, la resistenza non si ferma e, anzi, si potenzia.

Bese Hozat, copresidente del Koma Besê-Hozat-evid-600x250Civakên Kurdistan (KCK), il gruppo delle comunità del Kurdistan, ha rilasciato un’intervista – che vi invitiamo a leggere – in cui tratta anche del ruolo dei paesi occidentali nel genocidio del popolo kurdo.

hpcjin-599x275In Rojava, fra la popolazione civile, sono nate le Forze di Autodifesa delle Donne (HPC-JIN): “La gente pensava che la protezione delle nostre terre fosse una cosa da uomini, ma abbiamo cambiato questa percezione fondando le HPC-JIN”, ha dichiarato la responsabile delle HPC-JIN di Dirbêsîyê, Henîfe Ehmed, spiegando che le HPC-JIN combattono contro la violenza, le molestie e gli stupri. Continue reading