La vita come strumento di resistenza

Da un paio di mesi decine e decine di prigioniere e prigionieri politici kurde/i hanno risposto all’appello di 13 loro compagni/e e stanno portando avanti uno sciopero della fame ad oltranza: Secondo i dati dell’Iniziativa di solidarietà con le carceri, 219 detenuti, 38 dei quali donne, stanno partecipando allo sciopero della fame in 27 carceri, scrive UIKI. Donne e uomini che stanno usando la propria vita come strumento di resistenza contro il regime fascista dell’alleanza AKP-MHP. Le loro richieste sono:
•    mettere fine all’isolamento delle prigioniere politiche e dei prigionieri politici, in particolare a quello del Leader del popolo curdo Abdullah Ocalan;
•    cessazione dei maltrattamenti da parte dei guardiani durante le visite dei familiari;
•    misure per la cura delle prigioniere e dei prigionieri malati;
•    cessazione delle violazioni dei diritti delle detenute e dei detenuti;
•    fine dei fermi e degli arresti legati all’aver espresso opinioni e aver svolto lavoro politico;
•    fine della repressione politica e militare della popolazione. Continue reading

Marzo di lotta e di resistenza


Organizziamo la resistenza, è l’invito che Sebahat Tuncel dal carcere ha indirizzato alle donne kurde per l’8 marzo.

E mentre le istituzioni patriarcali considerano reato lo slogan “Donne, Vita, Libertà”, le donne yezide invitano a partecipare alla conferenza internazionale Gli attacchi genocidi contro le donne yezide e i significati della resistenza e della lotta, che si terrà l’11 e 12 marzo 2017 a Bielefeld, in Germania.
Un tema quanto mai attuale, vista l’attuale seconda ondata di attacchi genocidi contro la popolazione yezida di Shengal, di cui si può leggere in questa selezione di articoli:
(in italiano) Appello del DTK al KDP per Shengal; KCK: Proteggeremo Shengal contro questa seconda ondata di attacchi genocidi; Cosa è successo nella città di Xanesor a Shengal?

(in inglese) Êzidî mothers: Barzani sold Shengal out to Erdoğan; The situation in Shengal in 10 questions

altri articoli consigliati su Firat News:

11 febbraio, tutte e tutti a Milano al fianco del Kurdistan

Il prossimo 11 febbraio, nell’anniversario del sequestro di Ocalan avvenuto in Kenia il 15 febbraio del 1999, si terrà a Milano una manifestazione nazionale in supporto alla lotta di liberazione del Kurdistan e per la liberazione di tutti i prigionieri e le prigioniere kurdi. Si parte alle 14 da Porta Venezia. Potete leggere l’indizione su Retekurdistan.

Fra i vari aggiornamenti, ne segnaliamo uno particolarmente significativo dal sito web di UIKI, in cui si spiega come il governo turco abbia deportato i profughi yezidi nel famigerato campo AFAD (di cui avevamo già ampiamente parlato qui) mettendone di nuovo in pericolo le vite.

Per non dimenticare il femminicidio politico di Sakine, Leyla e Fidan

Il 9 gennaio 2013 venivano assassinate a Parigi Sakine Cansiz, Fidan Dogan e Leyla Saylemez, militanti della lotta di liberazione kurda. Il 17 dicembre 2016 l’improvvisa morte di Omer Guney, principale sospettato del triplice femminicidio politico di Parigi, fa sorgere molti interrogativi, non soltanto in chi credeva – forse un po’ ingenuamente –  che le tre compagne avrebbero trovato giustizia in un’aula di tribunale.

Per ricordarle, il 7 gennaio si terrà a Parigi una grande manifestazione “per dimostrare all’AKP, ai suoi collaboratori e al governo fascista di Erdogan che siamo tutte e tutti Sakine, Fidan e Leyla”.

Segnaliamo alcuni link di approfondimento e le iniziative in Italia.

Dichiarazione congiunta delle famiglie della co-fondatrice del PKK Sakine Cansiz, Fidan Dogan e Leyla Saylemez, assassinate a Parigi il 9 gennaio 2013 a Parigi

Comunicato stampa del movimento europeo delle donne kurde

Comunicato del KCK: “Lo Stato francese ha assassinato Sakine, Fidan e Leyla una seconda volta”

Il sicario deceduto e il processo impedito (di Ferda Cetin)

Was the death of Kurdish Paris murders’ suspect Omer Guney planned? (di Maxime Azadi)

Dossier d’information «Vérité et Justice», Janvier 2017 – Mouvement des Femmes kurdes en Europe (in francese)

Iniziative pubbliche in Italia: Bologna, Roma, Torino

Il macellaio Erdogan, i suoi complici e l’alternativa kurda

CrHYIoRWgAAmc57 Per chi volesse capire meglio cosa stia dietro l’invasione turca del Rojava – con il suo corollario di bombe a grappolo sui villaggi e spari contro la popolazione di Kobane che protesta al confine – , la complicità di Barzani e i silenzio dell’Occidente, proponiamo, qui in fondo, la traduzione dell’articolo Non più la Questione Kurda, ma l’Alternativa Kurda di Hawzhin Azeez, pubblicato su Kurdish Question (ringraziamo N. per la traduzione).

Ricordiamo anche che oggi si terrà l’udienza di riesame per le misure cautelari inflitte a compagne/i dopo l’azione alla Turkish Airlines dell’anno scorso a Torino, e che ieri a Roma è stata occupata la sede della Turkish Airlines, in solidarietà con compagne/i di Torino e con la lotta anticoloniale del popolo kurdo. Continue reading

‘Colpo dello Stato’ in Turchia e repressione in Italia

Cnk_NzUXEAAvU_B Più volte in questo blog abbiamo riportato comunicati del movimento kurdo che denunciavano la preparazione di un imminente colpo di stato da parte di Erdogan e dell’AKP. Ed eccolo, oggi, davanti agli occhi di un intero mondo – che, però, continua a vedere solo quello che gli fa comodo. Tutto ciò malgrado la feroce repressione scatenata da Erdogan, e malgrado gli slogan fondamentalisti e le minacce contro le donne non velate riecheggino tetramente, ormai da giorni, in tutta la Turchia, confermando ulteriormente il legame AKP-ISIS.

Fra gli articoli pubblicati dai media italiani in questi giorni sulla situazione in Turchia, si contano sulle dita di una mano quelli degni di essere letti. Vi segnaliamo i ‘tentativi di analisi‘ raccolti da UIKI e un articolo di Manlio Dinucci. Consigliamo anche la lettura dell’analisi a cura del Congresso Nazionale del Kurdistan e dell’articolo di JINHA che spiega come lo ‘stato di emergenza’ sia imposto da più di trent’anni in Kurdistan.

Qui di seguito riportiamo un comunicato a proposito dell’azione repressiva che, in Italia, mira a colpire compagne e compagni solidali con la lotta del popolo kurdo. A loro va tutta la nostra solidarietà!

Alle sei di questa mattina, 21 luglio 2016, decine di poliziotti della Questura di Torino sono piombati nelle case di una decina di compagni/e piemontesi per notificare l’ennesima ordinanza di misure cautelari disposta dal GIP Silvia G. Carosio su richiesta del PM Antonio Rinaudo. Le misure notificate impongono a tutti/e l’obbligo di firma quotidiana, due volte al giorno.
I compagni/e sono indagati per diversi reati (resistenza, violenza privata, violazione di domicilio…) commessi il 25 settembre 2015 all’aeroporto di Caselle (To) quando un gruppo di solidali aveva fatto irruzione negli uffici della Turkish Airlines, la compagnia di bandiera turca, occupandolo per leggere un comunicato di condanna della politica turca e di sostegno alla resistenza in Kurdistan, poi pubblicato sul web (vedi sotto il testo e il link al video). Il gruppo aveva poi improvvisato un corteo nell’aeroporto con slogan e striscioni contro il terrorismo di Erdogan.
Mentre in Turchia dilagano purghe e repressione, in Italia si cerca di zittire chi da tempo denuncia il terrorismo di Stato in Turchia, con un tempismo di cui dovrebbero vergognarsi, non conoscessimo la faccia da culo di Rinaudo e soci.
Da parte nostra, ci riserviamo di elaborare collettivamente le forme che più riterremo adeguate non soltanto per continuare a esprimere il sostegno alla resistenza del PKK e alla lotta rivoluzionaria in Kurdistan, ma anche per contrastare questo ennesimo maldestro tentativo di soffocare le lotte attraverso misure di polizia. A presto.

Link video (sub. English)

Aggiornamenti:
22 luglio, Comunicato delle compagne e dei compagni
1 agosto, Resistenza oltremisura – intervista a RadioCane
2 agosto, Un altro passo della resistenza oltremisura
4 agosto, Io sto con chi resiste

Con la resistenza del popolo kurdo contro l’Isis e contro Erdogan!

BOYCOTTURCHIA

 

 

 

 

 

 

 

Dal sito di UIKI

BOYCOTT TURKEY!
Dal 25 Giugno al 16 Luglio parte in Italia una mobilitazione nazionale contro la guerra in corso in Turchia e le violenze verso il popolo Curdo.
Dal mese di Luglio dello scorso anno, il governo Turco ha dichiarato una nuova guerra al popolo curdo, interrompendo i negoziati con il presidente Abdullah Öcalan, detenuto in totale isolamento nell’isola carcere di Imrali e aprendo una campagna militare e politica dentro i suoi confini.
La campagna in corso del governo Erdogan ha portato nel corso dell’ultimo anno alla distruzione di decine di città curde e all’imposizione del coprifuoco permanente. Interi quartieri delle grandi città di Diyarbakir, Sirnak, Cizre, e innumerevoli villaggi sono stati rasi al suolo, in un operazione militare che ha colpito innanzitutto civili, donne, anziani, bambini, bruciati vivi all’interno delle loro case. La campagna militare non ha risparmiato neanche i vicini confini della Turchia colpendo i villaggi del Kurdistan del Sud in Iraq con bombardamenti a tappeto e con le operazioni in corso sul confine siriano che accumulano vittime tra i profughi.
Accanto alla campagna militare, una campagna politica ha portato in carcere in questi mesi migliaia di persone: dagli intellettuali e docenti universitari impegnati per la pace, ai giornalisti non filo governativi, agli amministratori locali delle municipalità curde. Ogni manifestazione di dissenso è ancora oggi sotto attacco. Continue reading

Biji berxwedana!

A Nusaybin le forze dello stato hanno arrestato e torturato la popolazione; anche il musicista Erkan Benli della band Koma Sê Bira è stato torturato in carcere: dopo averlo costretto a cantare l’inno nazionalista “Ölürüm Türkiyem” (“Morirò per te mia Turchia”), i poliziotti gli ha spezzato le dita, perché non possa mai più suonare. Ma mentre le forze criminali del governo turco proseguono nei massacri intrisi di sadismo, la resistenza non si ferma e, anzi, si potenzia.

Bese Hozat, copresidente del Koma Besê-Hozat-evid-600x250Civakên Kurdistan (KCK), il gruppo delle comunità del Kurdistan, ha rilasciato un’intervista – che vi invitiamo a leggere – in cui tratta anche del ruolo dei paesi occidentali nel genocidio del popolo kurdo.

hpcjin-599x275In Rojava, fra la popolazione civile, sono nate le Forze di Autodifesa delle Donne (HPC-JIN): “La gente pensava che la protezione delle nostre terre fosse una cosa da uomini, ma abbiamo cambiato questa percezione fondando le HPC-JIN”, ha dichiarato la responsabile delle HPC-JIN di Dirbêsîyê, Henîfe Ehmed, spiegando che le HPC-JIN combattono contro la violenza, le molestie e gli stupri. Continue reading

Golpe mafioso e popolazione vessata, ma la resistenza continua

Alla fine l’AKP ce l’ha fatta: la proposta di revoca dell’immunità parlamentare alle deputate e ai deputati del’HDP è passata a gran maggioranza. Questo significherà anche l’aggravarsi della situazione della popolazione kurda nel sud-est del Paese (1 e 2), dove continua la distruzione delle città; Nusaybin è stata bombardata dai jet turchi anche con armi chimiche, come si può vedere nel filmato sottostante.

yidirim-e1463674882555Domani il governo del sultano Erdogan eleggerà il nuovo primo ministro, nonché nuovo presidente dell’AKP: Binali Yildirim, che nel corso di un’inchiesta giudiziaria, poi bloccata dal governo, figurava come “padrino” dell’organizzazione mafiosa che gravita intorno al presidente Erdogan. Continue reading

Schiave sessuali siriane per le forze speciali turche

6-coastguardQuello dei rifugiati è un grande business, si sa. Nel caso della Turchia, lo è non solo per gli accordi criminali voluti dall’Unione Europea – che hanno legittimato la guardia costiera turca ad aggredire i barconi carichi di rifugiati per farli annegare – ma anche perché molti campi profughi turchi sono, in realtà, basi di reclutamento e addestramento dei fondamentalisti diretti in Siria (1 e 2). Ricordiamo, inoltre, che il regime turco già lo scorso gennaio aveva evacuato la popolazione yezida, in fuga da Daesh, dal campo profughi di Nusaybin, per trasformare quest’ultimo nell’ennesimo quartier generale del genocidio della popolazione kurda.
Se tutto questo non bastasse, dalla testimonianza di una giovanissima donna è emerso, nei giorni scorsi, un traffico “istituzionale” di profughe da destinare, come schiave sessuali, alle forze speciali che stanno distruggendo le città del Kurdistan del Nord. Ne ha scritto Jinha in un articolo che abbiamo tradotto e che invitiamo a diffondere quanto più possibile contro il patriarcato che – in Oriente come in Occidente – vampirizza le vite delle donne, tra guerre e frontiere. Continue reading